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Una delle fonti più
giustamente citate a proposito della storia di Codroipo è il saggio di G.
B. Fabris del 1896, Illustrazione del distretto ora mandamento di
Codroipo. Uomo dell'Ottocento, condizionato dall'esperienza risorgimentale
e unitaria, Fabris dimostra nel suo studio di essere in grado di
comprendere la realtà locale del suo tempo abbracciandone e descrivendone
la complessità, consapevole dei progressi economici e tecnici (sviluppo
della ferrovia e dei trasporti comuni, introduzione di nuove colture e
tecniche agricole, aumento dell'emigrazione, riassetto urbanistico,
espansione degli opifici a sostituzione della tessitura casalinga) che
anche le comunità friulane stanno vivendo. Per Fabris, il progresso è un
fenomeno con cui ci si deve confrontare e che in qualche modo deve essere
guidato: ecco allora che all'analisi economico-statistica - come egli
stesso definisce il suo lavoro - si aggiungono altri spunti di riflessione
legati al costume, agli atteggiamenti, alla moda o più generalmente ai
progressi della vita materiale (abitazioni, igiene, abbigliamento,
educazione).
Le
osservazioni dell'autore sugli stili di vita e sui nuovi fenomeni di moda,
possono risultare banalmente aneddotici solo a una prima lettura; si tratta in
realtà di questioni dibattute e analizzate in tutta la società europea di fine
Ottocento: una società che, con tempi e ritmi diversi, vede le masse e nuovi
attori entrare in modo decisivo nelle dinamiche sociali. Il costante paragone
tra la "marginale" Codroipo e le grandi metropoli europee - come Parigi e Londra
- non stupisce, dunque, ma rivela, al contrario, la capacità di una lettura
attenta dei mutamenti in atto, decifrati alla luce di modelli interpretativi di
respiro europeo. I cambiamenti che Fabris vive assumono al suo sguardo un
duplice volto. Si parla a lungo, infatti, di progressi reali, che contribuiscono
al miglioramento effettivo delle condizioni di vita soprattutto dei ceti
contadini: le malattie endemiche tipiche della campagna friulana, come la
pellagra, diminuiscono di intensità o tendono a scomparire grazie alla
diversificazione dell'alimentazione; migliora anche l'igiene personale e la
salubrità delle abitazioni che influenza positivamente anche l'aspetto morale
della vita familiare e sociale; le numerose famiglie patriarcali cominciano
lentamente a cedere il posto alla famiglia mononucleare. Riportando le parole
dell'economista e sociologo Luigi Luzzatti, Fabris afferma: "Le case polite,
decenti […] coltivano lo spirito di famiglia, sono la migliore scuola di
temperanza, sottraggono i volghi alle bettole ignominiose", a conferma
dell'influenza esercitata dalle teorie igieniste che già in Francia e in
Inghilterra dal secolo precedente predicavano l'uso dell'igiene per curare "i
vizi dell'anima", garantendo l'ordine e la disciplina del popolo e del povero
attraverso la pratica della pulizia, della "temperanza" e del lavoro. A
testimonianza di questo atteggiamento, "le poche luride catapecchie" che ancora
si possono trovare a Codroipo sono definite "antri di bestie" dove "l'uomo si
degrada", dando ricovero agli strati di popolazione più marginali e
stigmatizzati: accattoni - ormai fuori legge dal 1889 -, lavoratori giornalieri
(i sottans), miserabili, oziosi e
vagabondi. Anche l'abbigliamento cambia, apportando un maggiore comfort,
aprendosi alle mode cittadine ed europee: barbe e pantaloni lunghi
all'inglese; scarpe a buon mercato; ombrelli e tabarri nuovi o di seconda
mano; abiti in cotone meno cari, più pratici e alla moda testimoniano il
lento diffondersi dei costumi "borghesi" negli strati sociali più umili,
ora in parte affrancati da legami e obblighi di rigida sudditanza, anche
nello "stile".
Ma il progresso e la coscienza di un popolo
passano necessariamente attraverso un'istruzione capillarmente diffusa. La
scuola elementare è per la maggioranza della comunità il primo e il solo momento
di formazione del cittadino: allentati i metodi repressivi e disciplinari, la
scuola diventa "ritrovo gradito, specialmente se il maestro sa farsi educatore"
e se, al contempo, "i locali scolastici non sono più stanze senza luce e senza
aria, insalubri e male arredati". Ma ogni progresso mostra il suo volto
negativo: quelle "corruzioni", ovvero assunzioni di forme di vita superficiali
che, "importando" e imitando stili tipici delle classi più agiate, non sono
sempre compatibili con la moralità, tradizionalmente considerata operosa e
onesta, delle comunità contadine friulane. Anche se con tono bonario, Fabris, a
sottolineare i cambiamenti avvenuti, invita chi "vive lontano dai campi, e crede
ancora all'antica semplicità dei rurali" a fare "in un giorno di festa, una
visita al villaggio" e ad assistere "allo sfilare degli uomini e delle donne
quando escono dalla chiesa": "tale spettacolo - conclude Fabris - ecciterà
certo, nel curioso osservatore, meraviglia e stupore". Ai rischi della modernità è maggiormente
esposta una categoria sociale che comincia, anche grazie a una relativa
emancipazione non solo economica ottenuta attraverso il lavoro nelle
filande, ad assumere una visibilità sempre maggiore: le giovani donne
lavoratrici. Non si tratta di un'analisi sistematica della questione
femminile alla fine dell'Ottocento, ma numerosi sono gli accenni, le
osservazioni e, talvolta, i giudizi di valore sulla "comparsa" di queste
nuove attrici sociali che svincolandosi dal ruolo "invisibile" nella casa,
assumono una visibilità inedita e spesso "provocante". La moda enfatizza
la sensualità del corpo e il valore della bellezza: "l'uso degli ampli
grembiali che in elegante amplesso cingono i fianchi carnosi delle ragazze
e ne disegnano i contorni è divenuto comune"; perfino "gli sguardi degli
impassibili" sono attratti dalle "capigliature fluenti abbondantissime ,
composte in vago e studiato disordine", secondo la moda di Milano e
Parigi. Pur salutando con approvazione l'abitudine all'uso del sapone,
Fabris non può non rilevare, con un tono esplicitamente ironico e
lievemente negativo, che "il consumo del sapone, ammenicolo di civiltà
superficiale, si estende, e le ragazze, specialmente quelle che lavorano
nelle filande della seta, lo usano anche profumato, per cui quando passano
vicino, avvolgono in un'atmosfera fluttuante di patchouly, di muschio, o
di altro odore acuto". Non si deve dimenticare, però, che se il lavoro
delle filandaie codroipesi ha contribuito in qualche modo al cambiamento
dei rapporti sociali tra i sessi e all'interno delle famiglie - così come
si è visto anche a proposito dell'emigrazione temporanea friulana -, si
trattava pur sempre di un lavoro poco qualificato, mal retribuito, con
orari di lavoro estenuanti e in condizioni poco salubri: nella filanda di
Codroipo lavoravano 50 sbattitrici e 120 filatrici per 13 o 14 ore
giornaliere, remunerate con una lira; si trattava "per la maggior parte di
giovani nubili" che "lavoravano in silenzio, essendo il canto proibito
perché creduto distrazione anziché sollievo del lavoro".
Questo lungo exursus sulla ricerca di Fabris rivela l'atteggiamento
culturale e politico dell'autore, consapevole della ineluttabilità del processo
di modernizzazione in atto, ma, allo stesso tempo, fautore di un inserimento
controllato delle masse contadine nel processo di sviluppo della società
friulana e italiana. La precauzione e la cautela dei giudizi politici espressi
alla fine del saggio, nella convinzione che "una politica saggia influisce e
crea anche il bene materiale del paese" e che "il problema più urgente da
risolvere" risieda nel "riaversi" economico dell'agricoltura e del commercio,
nell'"alleviare le sofferenze dei contribuenti, specialmente quelli del suolo, e
i patimenti di quelli che nulla posseggono", delineano sicuramente una posizione
conservatrice, che tuttavia risulta capace di interpretare le tendenze di
un'epoca. Fabris, fiducioso nel progresso, malgrado i rischi che egli per primo
denuncia, così conclude la sua analisi: "Ed i benefici effetti del mutamento, di
questo nuovo ordine di cose, saranno provati, con intensità, dalle popolazioni
laboriose, buone e sempre fiduciose di questo distretto, poiché, più di altre,
per ragione topografica, hanno sofferto durante le dominazioni straniere".
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