Città di Codroipo

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I SECOLI DELL'ETA' VENETA

mulini

a crisi del Patriarcato e le campagne di conquista di Venezia, desiderosa di estendere i propri domini sulla terraferma, sconvolgono ancora una volta la stabilità economico-politica lentamente raggiunta: nel 1420, dopo innumerevoli scontri e razzie, che portano perfino all'incendio della chiesa (1412), anche Codroipo si arrende all'esercito veneto nel tentativo di salvaguardare da ulteriori incursioni la popolazione e il centro abitato. Venezia impone la propria sovranità, ma concede e conferma l'autorità politico-amministrativa del Conte Mainardo: il risultato è quello di una certa autonomia della cittadina dall'amministrazione del resto del territorio facente capo al Luogotenente veneto a Udine e al Parlamento della Patria. Ancora feudo, la gastaldia di Codroipo viene "affittata" nel 1468 dai Conti di Gorizia ai Cossio, nella persona del Gastaldo Domenico, con il diritto di costruire una roggia dal Tagliamento al castello e dei mulini .

piazza

Più strettamente legata alla Repubblica di Venezia, la famiglia Cossio, stabilitasi a Spilimbergo dal 1397 e arricchitasi con il commercio fino a divenire una delle più facoltose casate friulane, aumenta progressivamente il proprio potere territoriale anche grazie alle attività bancarie. Ciò non impedisce ai conti goriziani di cedere alcuni feudi friulani, tra cui Codroipo, alla casa d'Austria. Tra Venezia e l'imperatore Massimiliano il contenzioso si trascina per anni: Codroipo resta veneta e la famiglia Cossio consolida definitivamente il suo potere sulla gastaldia. Nei primi anni del Cinquecento, malgrado alcuni episodi significativi di protesta registrati nella vicina Malazumpichia (Zompicchia) e nel più distante castello di Sterpo, il relativo isolamento di Codroipo dal resto della Patria sembra preservarlo dai fermenti della rivolta contadina che dilagano nelle campagne friulane e culminano nel 1511 nella "crudel zobia grassa" di Udine e agevola l'azione dei facoltosi Cossio che si esercita non soltanto nella gestione amministrativa e fiscale, ma anche nell'intraprendenza culturale e architettonica. Il simbolo dell'unicorno è posto sul nuovo castello situato fuori dalla cortina: abbandonando lentamente il suo austero aspetto medievale per assumere una nuova fisionomia urbanistica , l'antico borgo prende respiro e si sviluppa a est, verso la chiesetta di San Rocco, a ovest e a sud, con il "Borgo di Sotto". Fioriscono le arti, che in questo periodo vanno ad arricchire la Pieve con nuove opere pittoriche e scultoree.

palazzo

a piazza è centro della vita politica - vi si riuniscono le vicinie - ma anche di quella economica: è il regno del mercato che ha luogo regolarmente durante la settimana e in occasioni speciali, come quella che ancora si conserva, nel giorno di San Simone   alla fine di ottobre. La popolazione aumenta di numero e attira nuove famiglie interessate ad avviare attività commerciali, come i Rota - che introdussero la manifattura tessile del lino e della canapa -, ma è tutta una rete di servizi diversi che rifiorisce: le osterie, le botteghe artigiane, le farmacie, le "beccarie" e il barbiere che, come da tradizione e all'occorrenza, esercita i rudimenti dell'arte medica e chirurgica. Sulla strada che collegava Venezia a Vienna, posta per i cavalli e alloggi per viandanti non mancavano, ogni sorta di merce passava da qui. Una merce particolare è la cultura: a Codroipo si ha notizia di librerie ambulanti che offrivano ai clienti i libri a stampa che andavano diffondendosi ovunque in Europa. Libri, dunque idee e a volte idee sovversive o tacciate di eresia, condannate dall'Inquisizione e perseguite con tenacia, come dimostrano alcuni processi intentati contro residenti accusati di "detenzione di libri proibiti" e "sospetto di eresia". Numerose sono pure le confraternite religiose attive nel corso del Cinquecento, come quella dei Battuti, che concorrono non solo a rivitalizzare lo spirito religioso, ma anche ad assicurare l'assistenza materiale e sanitaria dei poveri. La Pieve, verso la fine del XVI secolo, nel mutato clima successivo al Concilio di Trento, più attento ad assicurare una presenza solida e continua della Chiesa, diventa sede stabile di un Pievano. Tuttavia, parallelamente a una situazione relativamente dinamica della società civile e dei commerci, la particolare posizione geografica dell'insediamento fece di Codroipo, dalla fine del Quattrocento al primo il Cinquecento, il luogo di passaggio di eserciti invasori e il teatro di innumerevoli scontri militari. Nel 1477 e nel 1499 i Turchi imperversano nel borgo e nelle campagne circostanti: è ancora la cortina, ulteriormente consolidata, a offrire un punto di difesa relativamente sicuro, mentre le milizie locali riescono ad arginare la violenza devastatrice delle incursioni. All'inizio del nuovo secolo, lo stato di tensione tra l'esercito veneziano e le truppe dell'impero contribuiscono a rendere instabile la vita cittadina. Venezia, inoltre, graverà sulle finanze locali per costruire, nel 1593, la fortezza di Palmanova. La natura stessa in questo secolo non sarà favorevole alla regione: nel 1511 un terremoto colpisce la zona, nel 1567 e poi nel 1598 il Tagliamento inonderà le campagne favorendo così le condizioni per il diffondersi di epidemie e carestie. In questo quadro, che si mantiene inalterato fino all'arrivo dell'esercito napoleonico, le differenze sociali ed economiche tra mondo rurale, che sopravvive grazie a un'agricoltura arretrata, e la locale borghesia feudale e commerciale si fanno profonde e radicate. Sotto la guida dei Cossio, divenuti Conti di Codroipo, tutta tesa al mantenimento dello status quo funzionale alle politiche della Serenissima, Codroipo vede progressivamente ridursi le istanze comunitarie espressione di un "contro-potere" comunale e consuetudinario: le vicinie, la nomina del Pievano, la creazione di nuovi dazi e imposte e tutta una serie di privilegi e diritti vengono avocati dal consolidato potere patrizio. Il borgo, malgrado questa situazione di apparente immobilità, si espande: secondo i documenti, dalla seconda metà del Seicento alla seconda metà del Settecento, la popolazione quasi raddoppia, raggiungendo le 1278 unità.