Città di Codroipo

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ACQUE, MULINI E ROGGE

Sin dalle origini la presenza umana nel territorio codroipese è stata condizionata dall'acqua: acque devastatrici, se si pensa alla continua minaccia delle piene e delle inondazioni del Tagliamento; acque "amiche", per la presenza delle risorgive e delle diverse attività produttive che esse nei secoli hanno reso possibili. Per G. B. Fabris, l'acqua è "il grande elemento della vita" di questa zona: "Codroipo […] ha il suo fiumicello, la roggia, che lo attraversa per metà in direzione da nord a sud; un bel filo d'acqua derivato dal Tagliamento presso S. Odorico prima dell'anno 1294, che serve per gli usi domestici, come forza motrice di parecchi edifizi, molini, trebbiatori e di un'officina meccanica […] Fuori dell'abitato poi, dalla parte di mezzogiorno, vi sono acque sorgenti che hanno un nome, per la loro purità e freschezza ".Proprio nel cuore delle risorgive, già in epoca preromana, sorgeva il primo nucleo abitato; poco più a nord - dove sorge anche l'attuale centro -, il naturale affiorare delle acque cede il posto ad un suolo ghiaioso, permeabile e arido, che ha spesso costretto i paesi vicini, in particolari periodi di siccità, a rivolgersi alle acque sorgive per l'approvvigionamento. Malgrado Codroipo non godesse direttamente dei benefici di un guado sul fiume e del passaggio conseguente di imbarcazioni, la volontà di utilizzare i corsi d'acqua a scopi economici e agricoli è testimoniata nei secoli. Le parole di Fabris sopra citate attestano la presenza di un corso d'acqua artificiale già nel XIII secolo. La gestione delle acque assume un ruolo anche politico. 
Nel 1468 Domenico dei Cossio, investito dal conte di Gorizia Leonardo, prende possesso della cortina con il diritto di deviare una roggia dal Tagliamento al castello e di impiantarvi mulini, officine e tutte le attività legate al passaggio dell'acqua. Il controllo della macinazione e della produzione di armi garantì ai Cossio un significativo consolidamento del potere anche nei confronti di ingerenze e influenze esterne - come ad esempio dei Conti di Codroipo o della famiglia Manin.Fin dall'epoca del dominio veneto un nuovo progetto prese forma: l'ambizione di collegare Codroipo alla laguna attraverso un canale navigabile ha animato le ambizioni di architetti e famiglie aristocratiche interessate a sviluppare la propria area di influenza, ma gli alti costi della realizzazione in proporzione ai benefici prospettati sconsigliò l'impresa. Già suggerita al fine del Cinquecento Da Giulio Savorgnan alla Serenissima, ma mai realizzata, la costruzione di un altro canale, il Ledra-Tagliamento, non navigabile, risolse invece dopo l'Unità d'Italia, il problema del rifornimento idrico a scopi irrigui della pianura a nord delle risorgive. Saranno poi i ponti, della strada e della ferrovia, costruiti nell'Ottocento a compensare l'azione piuttosto sfavorevole del fiume, confermando Codroipo al centro delle principali direttrici di viabilità. L'attività molitoria, ancora fiorente alla fine dell'Ottocento, ha caratterizzato, sin dal Medioevo, l'economia di questa porzione di territorio.
Gli storici del Medioevo individuano nel mulino ad acqua una fondamentale innovazione tecnologica, il primo congegno meccanico capace di sostituire completamente la forza motrice umana o animale; tuttavia il mulino nel mondo contadino ha avuto anche una importante funzione sociale. Non solo un crocevia di necessità economiche o uno strumento di potere nelle mani dei feudatari, il mulino fu anche il luogo in cui il mugnaio e i contadini si scambiavano, e talvolta davano vita, a idee e opinioni in alcuni casi sovversive sulla religione, sulla vita civile, sulla struttura stessa della società. Benché ne esistesse uno che sfruttava l'energia idraulica della roggia anche nel centro cittadino per alimentare un'officina di battiferro (la fàrie), è nella zona delle risorgive, in posizione isolata, lungo la strada detta, appunto, dei Mulini, o vicino a sorgenti spontanee dai nomi evocativi (Acqua Reale, Bianca, Lusìnt, Nera), che si concentra la maggior parte di questi insediamenti produttivi. Fabris, a fine Ottocento, ne censisce ventidue, Don Vito Zoratti ne cita alcuni ancora funzionanti dopo la seconda Guerra Mondiale: il mulino Sotto Villa, forse il più antico e i cui locali ospitano oggi un'attività di carpenteria metallica; il mulino del Bert; il mulino Gnûv o Bosa, risalente al Cinquecento, in cui erano attive le trebbie per i cereali; quello dei Della Siega, il più grande e attrezzato della zona, il cui nome si deve alla presenza della sega per il taglio del legname, in quanto l'energia motrice fornita dall'acqua permetteva di affiancare alla macinazione dei cereali, altre attività.
Lungo la Roggia si trova anche l'unico mulino ancora funzionante: costruito nel 1450, il mulino Zoratti prende il nome dalla famiglia che lo gestisce dalla metà del Settecento, epoca del suo ultimo restauro. Ancora praticate sono la macinazione delle biade per la farina e la battitura del baccalà, ma la ruota a pale, un tempo, alimentava anche la sega e le macchine per la follatura del panno. Si ricordano infine altri due mulini: il mulino Caeran o delle Stalle, appartenente alla giurisdizione di Muscletto, sulla strada S. Martino-Lonca (detta Levade), ancora funzionante per la macinazione e la produzione di mangimi e il mulino delle Streghe, nei pressi di Biauzzo, attivo fino agli anni '70. Sempre l'acqua, nei decenni precedenti la meccanizzazione dell'industria, sarà un fattore decisivo per l'impianto nella zona di diversi opifici, in particolar modo la cartiera di Passariano, voluta dai Manin nei primi anni dell'Ottocento. Costruita lungo le acque del Ghebo, venne riconvertita verso la fine del secolo a industria chimica per la produzione di concimi, sapone e acido solforico e fu attiva fino all'inizio della Grande Guerra. Tra le due guerre e fino alla nazionalizzazione delle industrie elettriche, i mulini furono al centro di un interessante esempio di riconversione produttiva.
Sostituite le vecchie ruote in legno da più moderne turbine, fu possibile ottenere dall'acqua energia elettrica, che venne impiegata sia per le necessità produttive dei mulini stessi che per l'illuminazione domestica. Attualmente, l'intera zona della risorgive, persa la sua funzione connessa allo sfruttamento dell'energia idraulica, è stata parzialmente riqualificata in area protetta adibita a parco e a zona di ripopolamento e protezione per alcune specie animali e vegetali, che beneficiano di un microclima particolare, determinato dalla natura delle acque affioranti. Alcune attività produttive traggono, tuttavia, ancora beneficio da questo elemento naturale: accanto all'agricoltura, numerosi sono gli impianti di acquacoltura che sono sorti prevalentemente lungo la strada che collega Muscletto a Lonca.